Indagato per stalking a due commercialisti

(Dal Messaggero Veneto del 04.09.2020) Stalking a due commercialisti, imprenditore finisce nei guai. Il giudice per le indagini preliminari Monica Biasutti gli ha imposto il divieto di avvicinarsi agli studi professionali e alle abitazioni private delle persone offese. L’indagato, un 72enne pordenonese, rappresentante legale di un’azienda in concordato, dovrà rimanere a 500 metri di distanza dai luoghi frequentati dai due professionisti, pena l’aggravamento della misura cautelare.All’imprenditore, difeso dall’avvocato Luca Donadon, il pm Federico Baldo, che coordina l’indagine, ha contestato una serie di atti persecutori nei confronti del liquidatore giudiziale del concordato e del suo socio di studio, incaricato dal tribunale di seguire gli adempimenti fiscali e la contabilità della procedura. Gli inquirenti hanno ricostruito le condotte: invio di più mail minacciose o ingiuriose nell’arco della stessa giornata, incursioni a cadenza settimanale nello studio dei professionisti accompagnate da scenate («Siete tutti dei mafiosi»), appostamenti fuori dall’abitazione privata del liquidatore giudiziale (una volta ha fermato pure la moglie del commercialista). La procura ha contestato all’indagato di aver indotto i commercialisti a cambiare le proprie abitudini di vita e professionali con le sue condotte: sono giunti a temere per la propria incolumità, si guardavano in giro con circospezione quando raggiungevano l’ufficio per paura di incrociarlo. Il liquidatore ha escluso le sue mail su pc e telefonino mentre il collega ha bloccato sul cellulare il contatto per non ricevere più le sue telefonate.Ieri l’indagato è rimasto in silenzio dinanzi al giudice Biasutti. All’interrogatorio ha partecipato anche il pm Baldo. Interpellato, l’avvocato Donadon ha precisato di aver suggerito al cliente di avvalersi onde valutare gli atti, rimarcando che «il reato di stalking, istituito per proteggere le donne da chi le perseguita, è invocato oggi in liti condominiali o usato da professionisti per allontanare clienti che telefonano troppo spesso o scrivono troppe mail». I due professionisti, assistiti dall’avvocato Fabio Gasparini, hanno presentato un esposto in procura a luglio 2019, quando hanno ravvisato ripercussioni sulla loro attività. Il 21 febbraio di quest’anno il questore Marco Odorisio ha emesso un ammonimento nei confronti dell’imprenditore. Superato il lockdown, l’indagato ha ricominciato a contattarli. I due commercialisti si sono determinati a depositare una nuova memoria in procura. È scattata così la misura cautelare del divieto di avvicinamento.

Ciclista cade in buca stradale: non sempre risponde il custode della stessa

Va esclusa la responsabilità dell’Ente gestore della strada ex art. 2051 c.c. qualora la caduta sia derivata da una buca presente sul manto stradale dove, a seguito dell’istruttoria sia emerso come essa fosse perfettamente visibile, nonché collocata in un tratto conosciuto all’attore e quindi facilmente evitabile con l’adozione di un comportamento più attento, idoneo ad evitare il pericolo. Si ricorda altresì che nel caso di specie al tratto stradale intrapreso vi si affiancava una pista ciclabile, che come noto, deve essere preferita a qualsiasi alternativo percorso quando presente. La condotta tenuta dal danneggiato è risultata quindi da sola sufficiente per determinare la verificazione dell’evento dannoso. La giurisprudenza è concorde poi nel ritenere che all’art. 2051 c.c. vanno ricondotti tutti i danni cagionati autonomamente dalla cosa, mentre qualora si riscontrasse un collegamento tra la cosa e l’uso maldestro da parte del suo utilizzatore si ricadrebbe nella diversa ipotesi contemplata dall’ art. 2043 c.c. Il riconoscimento della natura oggettiva del criterio di imputazione della responsabilità custodiale si fonda infatti sul dovere di precauzione imposto al titolare della signoria sulla cosa. Imporre un dovere di cautela in capo a chi entri in contatto con la cosa risponde altresì ad un principio di solidarietà comportante la necessità di adottare condotte idonee a limitare entro limiti di ragionevolezza gli aggravi per i terzi, in nome della reciprocità degli obblighi derivanti dalla convivenza civile. Infine il non aver attuato deliberatamente un comportamento annoverabile nella diligenza ordinaria, concorrendo di fatto a provocare il danno integra gli estremi per l’applicazione dell’art. 1227 c.c. Tale principio è stato recentemente ribadito dal Tribunale di Udine in una sentenza in cui è stata respinta la domanda resircitoria proposta nei confronti dell’ANAS. In quella causa, l’ANAS, società per azioni italiana, entrata a far parte da gennaio 2018 nel gruppo societario di “Ferrovie dello Stato Italiane”, era assistita dallo studio legale Gasparini & Vianello di Pordenone.

(Articolo redatto dalla dott.ssa Rebecca Zigon)

Uccise un ciclista, ex star di “The voice” patteggia

Il canto era la passione di entrambi, ma i loro destini si sono incrociati in viale Rimembranze a Tiezzo il 4 settembre di due anni fa a causa di un incidente. G.M.D., 51 anni, presidente del coro Quattro molini di Azzano Decimo, è stato strappato ai suoi cari. Al volante della Alfa Romeo Mito che lo ha investito c’era A. S., 21 anni, di Azzano Decimo, che solo pochi mesi prima era approdata alla finale del talent show “The voice of Italy”, nel team di Francesco Renga. Ieri la giovane, difesa dall’avvocato Fabio Gasparini, ha chiuso il conto con la giustizia. Dinanzi al gup Giorgio Cozzarini ha patteggiato un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa. Il giudice ha disposto la sospensione della patente per due anni. I familiari non si sono costituiti parte civile: con l’assicurazione è stato raggiunto un accordo per il risarcimento. D. stava pedalando in bicicletta sulla banchina laterale che costeggia la provinciale 14. Era mezzogiorno, il sole splendeva. L’Alfa Romeo Mito procedeva nella stessa direzione. All’improvviso l’automobilista ha perso il controllo del veicolo, invadendo la banchina laterale e investendo la bicicletta. D. è deceduto sul colpo per i gravi traumi riportati, la cantante è stata portata via in ambulanza, in stato di choc. Ai carabinieri di Azzano Decimo, che hanno effettuato i rilievi dell’incidente, la giovane ha riferito che nell’abitacolo dal finestrino aperto era entrata una vespa: per questo aveva perso il controllo del veicolo. La difesa dei familiari ha sollecitato al pm Pier Umberto Vallerin, all’epoca titolare dell’indagine, una consulenza tecnica sui cellulari, poi concessa. I dati sono stati incrociati con le immagini di una telecamera privata, installata in una villa, che ha ripreso l’incidente. Nel capo di imputazione il pm Monica Carraturo, subentrato al collega, ha ipotizzato che la giovane avesse perso il controllo veicolo «per distrazione anche legata all’utilizzo del cellulare», ma il gup Giorgio Cozzarini, nella motivazione letta in udienza, ha specificato invece che «è verosimile, ma non è certo» l’uso del telefonino. Nel procedimento approdato dinanzi al gup peraltro, questo aspetto non è stato oggetto di accertamento. (Dal Messaggero Veneto del 05.03.2020).